3.1  VISIONE  E  INIZIAZIONE
 

«Soltanto quando la lampada della ricerca, dello sforzo intenso, del desiderio ardente, della devozione appassionata, dell’amore fervido, del rapimento e dell’estasi, sia accesa nel cuore del ricercatore e la brezza della Sua amorosa premura gli si riversi sull’anima, le tenebre dell’errore si disperderanno, le nebbie dei dubbi e delle incertezze si dissiperanno e le luci della sapienza e della certezza avvolgeranno il suo essere», il ricercatore quindi  «si ritroverà dotato di un nuovo occhio, d’un nuovo orecchio, d’un nuovo cuore e di una nuova mente». «Se colui che calca il sentiero della verità e si sforza di scalare le vette della rettitudine raggiungesse questo stadio glorioso e supremo, [allora]...La forza d’intuizione di questo ricercatore sarà così grande che distinguerà la verità dalla menzogna come il sole dall’ombra».
 

3.1.1  L’AMBITO DI INDAGINE
Quello che cercheremo di mettere in luce durante questo percorso sono gli stadi che accompagnano il mistico-estatico nella ricerca dell’Unico Oggetto, con il cui ritrovamento coinciderà il dischiudersi della seconda vista.
La Visione non è, infatti, un evento che ‘accade’, bensì è una modalità conoscitiva che ha origine da una ‘appercezione’, cioè da un processo conoscitivo fondato su di una precisa consapevolezza del proprio Sé. Questa consapevolezza è tale da permettere al mistico di distinguere costantemente su quale livello  percettivo egli si trovi ‘sintonizzato’.
Per questi motivi ci occuperemo della Visione per lo più all’interno del campo specifico della mistica, perché questo è l’ambito specifico in cui il fenomeno è stato osservato con la maggiore chiarezza e ricchezza di particolari e, per non discostarci dai criteri dell’indagine scintefica, possiamo dire che è stato ‘sperimentato’.  Riteniamo infatti che sia necessario osservare il fenomeno lì dove, a nostro avviso, si presenta con contorni ben definiti, e con la massima coerenza. Ed è proprio l’individuazione di un determinato ambito percettivo che ci consentirà di osservare il fenomeno come un dispiegarsi omogeneo di Immagini; quelle Immagini che compongono il linguaggio preferenziale con cui l’esperienza stessa può essere comunicata,
 
 

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