Così come la memoria affidata al DNA muove ogni cellula del nostro corpo affinché si compia un 'destino' biologico,
è ipotizzabile una memoria affidata all'anima capace di guidarla verso la realizzazione di un 'Progetto' trascendente?
Se, come ho cercato di dimostrare nel presente saggio, questa ipotesi è plausibile, allora: cosa accade quando le nostre
scelte e l'ambiente in cui persistiamo si oppongono alla realizzazione di quel Progetto?
La vera malattia potrebbe non essere che l'interruzione del processo di naturale espansione dell'anima e l'incapacità di compiere
quel viaggio capace di conferire un significato reale alla nostra esistenza?
E i sintomi esterni della malattia potrebbero recare un messaggio di cui abbiamo perduto la chiave interpretativa?
Potremmo, quindi, interpretarli come un contributo dell'organismo affinché, scossi dal sopore, riprendiamo coscienza
della malattia e poi di cosa ci lega alla vita?
Esiste un modello interpretativo e terapeutico che ci consenta, basandosi su un processo 'educativo', di far riemergere gli strumenti
di cui la Natura ci ha equipaggiati? Di far sì che la nostra vita si trasformi in un viaggio sereno e ricco di esperienze,
anziché una condanna di cui non sappiamo dove cercare il significato? L'anima umana, ci dice la Teoria della Comunicazione Creativa,
è come un vascello costruito ed equipaggiato per solcare oceani sconfinati alla scoperta di luoghi inesplorati, ma invece costretto
nell'angustia di un porticciolo dalla paura di prendere il largo.
In questo saggio viene lanciata una sfida costruttiva ai sistemi attuali di riferimento, alla prigione in cui è recluso il nostro
cuore, dimostrando di conoscere la chiave per condurre il vascello dell'anima ai limiti della propria clausura e riconsegnarla
fiduciosa ai mari del proprio destino.
FORMATO: 24 x 16 cm. - 270 pp.