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IL PROGETTO nella
COMUNICAZIONE CREATIVA

CONOSCERE IL PROGETTO ORIGINARIO


   La Terapia Progettuale della Creatività (TPC) opera in funzione dei principi generali enunciati dalla TCC. Tutti i principi hanno una loro manifestazione fenomenica, quindi un aspetto pratico o pragmatico. Il primo principio enunciato dalla TCC è il 'Principio di Eucinesi', cioè del 'buon movimento', definibile come la tendenza di un sistema a dirigersi verso la eco-fonte della propria reale e diretta sussistenza. Ad esempio, nel caso di un seme il Principio di Eucinesi si manifesta nella sua spontanea capacità di dirigersi verso la luce, ma anche di estendersi e radicarsi nel suolo (poiché, di fatto, i due movimenti non sono antitetici ma complementari: il secondo è necessario e complementare al primo.

   La natura umana è simile a quella di un seme: una componente lo sospinge verso la luce del trascendente, ed un'altra lo radica all'esperienza della sua natura contingente, fisica o fenomenica. Fin quando la comunicazione fra queste due nature, mediata dalla mente, rimane libera, fluida e vitale, la linfa, arricchita da questa triplice relazione, produrrà dei frutti creativi, in grado cioè di contribuire alla propria prosperità e a quella del Mondo.

   La TCC afferma che il Progetto originario, quello in grado di attivare le forze costruttive implicite nel Principio di Eucinesi, è emblemizzato dalla Motivazione creativa, o originaria, serbata nella 'memoria dell'anima'.
Per comprendere cosa sia la Motivazione creativa ritorniamo all'esempio del seme: la memoria originaria del seme è rappresentata dal suo corredo genetico (che raccoglie tutte le caratteristiche potenziali dell'albero, parte delle quali si manifesteranno immediatamente ed altre rimarranno latenti fin quando non saranno evocate dall'interazione con l'ambiente). Attraverso le qualità che gli consentono di tendere alla luce (chioma) e di radicarsi al suolo per assorbirne i minerali (radici) si manifesta invece il Principio di Eucinesi. La Motivazione creativa dell'albero, caratteristica di tutto ciò che è vivente, è la perpetuazione della specie, dei caratteri e della discendenza... ma, sempre nella misura in cui esso è necessario all'equilibrio e alla sopravvivenza di quel sistema (habitat/macrosistema/ecc.) e delle sue relazioni (es. simbiosi).

   Come visto, il problema dell'interdipendenza è una componente fondamentale nella logica dei sistemi naturali, essa opera al fine di regolare l'equilibrio fra i sottosistemi che compongono il macrosistema (Mondo). L'interdipendenza ci permette di comprendere che la relazione fra le parti (quindi la comunicazione), viene salvaguardata a vantaggio delle singole parti, ma, l'unità è prioritaria rispetto alle parti che compongono il sistema (es. anteporre istintivamente le mani in avanti, in una caduta improvvisa, è una risposta del sistema-corpo che, a discapito del dolore provato dagli arti (parti), è volta a salvaguardare delle componenti vitali che potrebbero mettere a repentaglio la vita del sistema stesso).

   (Questo non dovrebbe trarci in inganno facendoci presupporre che la singola parte non ha importanza, e quindi possa tranquillamente essere sacrificata in nome del 'sistema'. Questo è un criterio anti-creativo).
La scelta creativa è quella di salvaguardare la parte attraverso la salvaguardia del Tutto: l'uno coesiste nell'altro.

   Osserviamo come il sistema-albero si relaziona con il sistema-individuo: l'albero, attraverso i suoi prodotti (risultato dell'azione creativa), che noi mangiamo e di cui ci nutriamo, ci induce a fornirgli due cose: il nostro contributo attivo attraverso le nostre cure, che ne incoraggiano e favoriscono lo sviluppo e la sopravvivenza (ovviamente, questo avviene quando il sistema-umano è sano e si comporta come un animale simbiotico, letteralmente ¨capace di convivere¨, non come un parassita che si alimenta della propria vittima senza apportargli alcun beneficio). La seconda cosa a cui ci induce l'albero attraverso l'utilità dei suoi prodotti è la preservazione.
   Entrambe queste nostre scelte, indotte dalla sua relazione con il nostro fabbisogno, diventano quindi un fattore che accresce la sua capacità di adattabilità rispetto a noi, e l'adattabilità é il parametro su cui si fonda la capacità di avere una discendenza, al fine di perpetuare la continuità della specie (che, come abbiamo visto sopra costituisce la Motivazione creativa dell'albero).

   Ora, come nel caso dell'albero, il Progetto creativo e/o la Motivazione creativa ha una caratteristica fondamentale, produce delle scelte creative che, a loro volta, generano delle azioni creative; atte, cioè, a favorire delle relazioni simbiotiche ed a incrementare la comunicazione fra le parti che compongono il sistema.

   Com'è facilmente osservabile, la sopravvivenza di un sistema è legata al concatenarsi di una serie di fattori, da cui prendono forma un elevato numero di relazioni. La stessa cosa accade per l'essere umano: come sistema e parte di un sistema più ampio da me chiamato supersistema-Mondo.
   Allora, il Progetto originario di ciascun individuo, per quanto soggettivo, come quello di un qualsiasi sistema non può essere decontestualizzato rispetto alle finalità e ai processi che sono in atto nel supersistema di cui è parte (nessuna componente del nostro corpo è indipendente dalle altre, tutte sono in perfetto equilibrio rispetto alle finalità dell'insieme).
   Sulla base di quanto detto, la realizzazione del Progetto originario implica tre principi attivi, che sono:

    I.  la Motivazione creativa, che finalizza il processo secondo dei criteri che lo armonizzano con gli equilibri operanti nel supersistema-Mondo;

    II. le qualità intrinseche, sorrette dalle aspirazioni che esse suscitano (vedi fni). (Le prime come principio strutturante e le seconde come 'ambiente' catalizzante, necessario ad attivare le prime, ma sempre coerentemente al contesto);

    III. la facoltà di monitoraggio-e-autoregolazione: che gestisce le relazioni fra interno-ed-esterno del sistema sulla base del meccanismo di 'incoraggiamento-e-opposizione' (rispetto alle scelte da esso compiute). Questo principio, affermando le scelte creative e opponendosi a quelle autodistruttive, riconduce il sistema alla Motivazione creativa, poiché coerente con la salvaguardia e le finalità del Tutto.

Quelle descritte sono le tre componenti del processo di trasformazione in cui è coinvolto l'essere umano. Tale processo l'ho chiamato di 'ecoazione-coazione' ed è stato ampiamente illustrato, in tuitti i suoi risvolti nel mio saggio ¨La Memoria dell'Anima: Teoria & Progetto della Comunicazione Creativa¨.

   Quando l'individuo, quale sistema, è in equilibrio con il Mondo, il processo di ecoazione-coazione è fortemente spostato verso gli aspetti creativi e produttivi: la motivazione creativa favorisce l'emergere delle qualità che, a loro volta, vengono rafforzate da aspirazioni reali (e non illusorie), vale a dire confacenti al benessere globale e al mantenimento del Mondo.
Alla qualità creativa che caratterizza le scelte dell'individuo sano, il Mondo risponde rafforzandone la Motivazione e coronandolo con il 'successo' di effetti produttivi.

     IL PROGETTO E LA MALATTIA


   Il Progetto che l'anima trae con sé è ciò che alimenta di energia creativa la nostra vita. Conoscere se stessi vuol dire, in primo luogo, conoscere il proprio Progetto. Smarrire il proprio Progetto originario significa perdere il Centro dinamico che nutre la Motivazione creativa capace di orientare la nostra esistenza e dare significato alla nostra vita.
Quando, invece, riscopriamo il nostro Progetto, e ci risintonizziamo con le sue finalità, la risposta spontanea che ne riceviamo è l'entusiasmo per quanto scopriamo, per quello che scegliamo e, in definitiva, per la vita. Entusiasmo significa, letteralmente, che 'vi è un dio in me'. Ciò sta a significare che l'entusiasmo è il segnale che la nostra natura divina (l'anima) ci invia quando ci incamminiamo nella realizzazione del Progetto di cui è portatrice ed interprete. (Se sei interessata/o a scoprire il tuo Progetto originario, clicca
qui).

La malattia è l'interrompersi del libero fluire della linfa vitale che alimenta, mettendole anche in comunicazione, le parti del sistema (anima-mente-corpo), conferendogli integrazione, equilibrio, dinamismo e ordine. La malattia è visualizzabile come un moto di contrazione del sistema che genera un dispendio enorme di energia ed un impoverimento delle sue risorse. Tutto questo ci conduce all'incapacità di compiere scelte produttive, poiché non sorrette da un corretto funzionamento dei processi fisici, mentali e intuitivi di cui si alimenta la nostra percezione.

   Ma il sistema si difende dalla malattia. La funzione difensiva è rappresentata dal terzo principio operante nell'elemento progettuale: la capacità di monitoraggio e di autoregolazione. Il monitoraggio avviene per mezzo di un sofisticato meccanismo di feedback, alla cui descrizione ho dedicato ampio spazio nel mio scritto; L'autoregolazione si avvale di un complesso insieme di sintomi, caratteristici per ogni livello assunto dalla malattia.

   La TPC ha sviluppato un metodo per poter portare alla luce il Progetto originario e, conseguentemente, ricondurre l'individuo al processo educativo che gli appartiene. Tale metodo consiste nella lettura e nell'interpretazione dei differenti ordini di sintomi che vengono prodotti al fine di informare cos'è che contrasta con l'equilibrio globale e con il normale corso evolutivo.      Ho potuto verificare che tali sintomi abbracciano i tre livelli in cui si estende la condizione umana (creativo, percettivo-cognitivo, sensibile), e si riflettono in modo diretto sulle qualità che, agli occhi dell'individuo, assume la percezione del mondo (e che, conseguentemente, ne orienterà le scelte).

Il sintomo, ciò che normalmente viene ritenuto il nemico da combattere, quando preventivamente interpretato, ricopre una precisa funzione nell'economia del sistema, cioè quella di avvisarlo e di ammonirlo dal non persistere in scelte distruttive. Esso, infatti, fa pervenire alla coscienza dei segnali sempre più forti per avvisarla che delle scelte anti-creative stanno creando degli squilibri nel sistema portandolo ad un impoverimento dell'energia-(percettiva) che lo mantiene in vita.
   Il sintomo, quindi, non è casuale, ma utilizza un linguaggio 'esplicito' ben comprensibile ad una mente riflessiva. Linguaggio, questo, i cui elementi e le cui regole (sintassi) la TCC ritiene di aver almeno in buona parte decifrato.

Per un ulteriore approfondimento:
> La TPC On-Line... > TPC: approfondimenti > Metodo > Introduzione




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